XI - IL SILENZIO DEL MONDO

'Mein Kampf!' Il libro ardeva come un faro
nella notte insondabile del mondo
d'un tempo d'odio e di violenza amaro,

per verbo scuro antisemita immondo
dell'uomo che incendiava la Germania
nel suo anelito pi¨ cieco profondo,

che tosto sorse e dilag˛ repente,
come piovra del popolo tedesco,
abominio d'etÓ nostra presente,

mostro tentacolare gigantesco
(che d'Europa giÓ fu saldo presidio
per impeto e virt¨ d'armi guerresco!),

teutonico supremo genocidio,
nefanda ritorsione, estremo azzardo,
e per l'eternitÓ fermato eccidio.

E, giunto irraggiungibile traguardo,
principio apparso (o termine!) di storia,
sicuro antibolscevico baluardo,

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programm˛ la finale soluzione
nei giorni d'una oscura apocalisse,
nella notte dell'ultima ragione.

E parole colui di piombo disse
nel suo gran tempo effimero del mondo
che l'umana coscienza crocifisse,

per odio inconsumabile profondo
d'un popolo nei secoli reietto
per un deicidio immaginario immondo.

'J˛dische Endlěsung!' Orribile interdetto
per la faida cristiana che s'alberga
nell'inferno del cuore e d'intelletto!

Nella nera cittÓ di Norimberga,
nel tempo umano della storia tristo
per infamia che par nulla deterga,

fu il popolo di Giuda crocifisso,
nell'ebbrezza dell'ultima potenza,
per la stupefazion dell'Anticristo,

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nel silenzio dell'arte e della scienza,
col favor della pubblica opinione
alla forza devota e alla violenza,

che (ebbra!) delir˛ d'ammirazione
per immensa inaudita apoteosi
dell'Uomo che guidava la nazione,

per i trionfi militari esplosi,
giunto al margine scuro di vittoria
in giorni di barbarie spaventosi,

nel tempo inaccessibil della Storia,
a fronte d'uno indifferente Iddio
per l'umana vicenda transitoria,

nefanda inenarrabile vicenda
d'un ariano razziale invasamento
nella sua veritÓ folle tremenda,

in quella gran conflagrazione a oltranza
che vasti fÚ d'Europa cimiteri
con implacata orribile costanza,

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per infiniti abbattimenti interi
e rovina di fabbriche e di case
da squadriglie di caccia bombardieri,

di cittÓ intere livellate rase,
di ponti e strade, porti e ferrovie,
nelle regioni non ancora invase.

Ma intatte rimanevano le vie
della morte pacifiche e sicure
per andata e ritorno 'sine die',

d'innumeri razziatesi creature
dentro stipate orribili convogli,
per sequela di colpe e di sventure,

andando verso martoriati campi
d'una industria di fabbriche di morte
tra scoppi di disperazione a lampi,

per disciplina organizzata forte
d'inermi a fronte di nazione armata
presi e dannati per mostruosa sorte.

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Suprema democratica crociata
nella notte d'umano raziocinio,
contro il male del mondo dichiarata,

per compiuto di popolo assassinio
schiacciato per drammatica vicenda,
per oscuro germanico abominio.

E in giorni di terrore e di tregenda
per concentrata pi¨ folle potenza
che fu prima realtÓ, poscia leggenda,

disfatto fu da orribile violenza
il popolo del grande privilegio
di veritÓ, giustizia e di coscienza.

E dove gigantesche erculee SS
vigilavano i campi della morte
con cure infaticabili indefesse,

per coscienza del mondo vilipesa
da forze oscure, da violenze e risse
nell'agonia del dubbio e dell'attesa.

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Nel tempo d'una nera apocalisse
di sciagurati inenarrabil giorni
che l'umana coscienza crocifisse,

(incubi e viaggi senza pi¨ ritorni
in un remoto slavo retroterra
per inimmaginabili soggiorni!),

diaspora scura disarmata in guerra,
alla 'Torah' nei secoli fedele,
bandita dai confini della terra,

fu per forza implacabile crudele
inaudita d'Ebrei carneficina
nell'immensa tragedia d'Israele,

nella martire terra Palestina,
retaggio d'una patriarcale etÓ
d'una idea di riscatto peregrina,

dell'Irgun' dello 'Stern' dell'Haganah'
per dura indifferibile emergenza
nella terra di Cristo e di pietÓ,

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al macello votata e alla violenza
di sacri antisemitici furori
in un tempo di cruda indifferenza,

per giÓ nefando programmato eccidio,
per calcolo infernale di ragioni
mostruose d'ecatombe e genocidio,

nel silenzio di tutte le nazioni.